11-22 MAG – CUZCO: SULLE TRACCE DELL’IMPERO INCAICO

cuzco: sulle tracce dell’impero incaico

Dopo l’entrata in Perù dall’affascinante lago Titicaca (vedi puntata precedente) quale miglior punto di partenza per esplorare questo paese se non la sua capitale incaica?

cuzco, la cittÀ coloniale intrisa di antichissime tracce andine

Eccoci dunque nella bellissima Cuzco, tanto grande e tanto interessante da farti sentire fin dal primo giorno a corto di tempo!
L’impatto è stato subito positivo perché, pur essendo arrivati in stazione alle 5:30 del mattino, abbiamo subito trovato un hostel economico che in confronto ai nostri standard boliviani sembrava un hotel a cinque stelle! Camera matrimoniale con bagno privato e colazione inclusa a 20 soles a testa (circa 5 euro!). Non ci sembra vero…ci sono pure le salviette in stanza e la carta igienica nel bagno! Piccoli lussi 🙂
Il resto della giornata è stato un po’ più difficile perché ci siamo resi conto della enorme quantità di cose da vedere e fare e ci è presa un po’ una sensazione di impotenza. Ma dopo un breve momento di stallo, cerchiamo subito di attivarci e organizzarci per sfruttare il tempo al meglio.
Ci rechiamo dunque in centro dove compriamo il “boleto turistico”, un biglietto da circa 30€ che include 16 luoghi, tra musei e siti archeologici, dentro e nei dintorni della città. Iniziamo subito a sfruttarlo, compiendo parte del circuito cittadino, tra piccoli musei, piazze e vicoli antichi. Cuzco è sorprendente. Imponente e intima allo stesso tempo, in stile coloniale spagnolo ma intrisa di antichissime tracce andine. In serata sfruttiamo anche la nostra entrata (sempre inclusa nel multi biglietto) ad uno spettacolo di danze e musiche folkloriche: molto bello, con gruppo di musica dal vivo e gruppo di ballo professionista, che hanno presentato alcune musiche e danze originarie di varie province peruviane. Avrei voluto che non finisse mai! Di seguito alcuni scatti rappresentativi, dello spettacolo e di tutta la città.

i siti archeologici “minori”

I due giorni successivi decidiamo di dedicarli alla visita di alcune rovine incaiche “minori”, se così si possono chiamare data comunque la loro bellezza e imponenza (ma tutto per forza di cose deve essere comparato con il Machupichu!). Scegliamo di muoverci in autonomia con i mezzi pubblici. Abbiamo così visitato l’ampio,spettacolare e arroccato sito archeologico di Pisaq e poi i più piccini Tambomachay, Puka pukara e Q’enqo. Il giorno dopo abbiamo poi esplorato i siti di Moray, Maras, Chinchero e Sachsaywaman.
Tranquilli..ci abbiamo messo anche noi almeno tre giorni per riuscire a pronunciarli tutti, e a memorizzarne almeno qualcuno! Nonostante questi nomi che all’apparenza non dicono nulla, ciascuno di questi luoghi racchiude segreti e tracce di una cultura sorprendente e in Europa spesso dimenticata o riassunta brevemente in un paragrafetto di libro, insieme a tutte le altre culture americane precolombiane, come se fossero tutte la stessa cosa e come se di loro non sia rimasto ormai più nulla. Tutt’altro! In questi siti si incontrano sistemi di drenaggio e incanalamento dell’acqua che farebbero restare a bocca aperta ingegneri e idraulici di ogni paese, per non parlare della dimensione delle pietre trasportate e scolpite per costruire i muri degli edifici. E ancora lasciano stupiti i sistemi di sperimentazione agricola che hanno portato gli Incas a costruire serie di terrazzamenti che gli permettessero di ottenere microclimi particolari e di poter coltivare a 3000 metri di altura colture che normalmente sopravvivono a non più di mille. Certo il fatto che di questa cultura non ci sia restata alcuna testimonianza scritta lascia aperte molte più piste d’indagine, e le stesse guide spesso si lanciano in interpretazioni fantasiose, talvolta da prendere con le pinze. Meglio lasciarsi guidare da ciò che si vede, che, molto spesso, parla da sé.
Nel paesino di Chinchero, prima di arrivare al sito archeologico, veniamo invitati da una signora nella sua bottega artigianale. Qui ci spiega la tecnica di tintura della lana con colori naturali e ci mostra il suo lavoro a telaio. Impariamo che il rosso è ricavato da un insetto chiamato cocciniglia, il giallo da un fiore, il verde da una pianta particolare e l’azzurro ha bisogno della nostra pipì per fissarsi. Bello sapere che, anche se ormai in piccola parte, questa tecnica continua ad essere praticata.

  • Pisaq

le rainbow mountains

Il nostro ultimo giorno a Cusco lo abbiamo impiegato nella visita della cosiddetta “Rainbow Mountain”, la montagna colorata. Un sito turistico naturalistico recentemente scoperto ma che in pochi anni ha avuto una risonanza mediatica tale da renderlo uno dei siti più visitati (e anche più brutalmente sfruttati) del Perù. Si tratta infatti di una montagna che fino a circa 4 anni fa era coperta di neve per 365 giorni all’anno e che, con lo scioglimento dei ghiacciai dovuto al surriscaldamento globale, ha scoperto sulla sua cima una meravigliosa serie di striature di rocce dai mille colori. Purtroppo però le agenzie turistiche e i contadini locali si sono lanciati in una promozione e in uno sfruttamento del luogo in maniera indiscriminata, cercando di renderlo sempre più accessibile a tutti e col meno sforzo possibile, senza preoccuparsi di preservare il paesaggio e l’integrità della montagna. Da poco infatti (credo meno di un anno) il parcheggio di partenza è stato alzato di circa 400 m , trasformando la camminata da un’impegnativa salita di circa 3 ore a una camminata di un’ora e mezza, rendendola così accessibile ad ancora più persone, anche inesperte (si raggiungono comunque i 5200m di altura). Lo spettacolo è quindi quello di una carovana di persone che si trascina su per un sentiero largo più di tre metri, che sta mangiando e appiattendo la montagna, per di più condiviso con un centinaio di sherpa con cavallo che offrono servizio di trasporto per i meno allenati o per chi a metà percorso capisce di non farcela. Sulla cima strutture in pietra e banchettini che vendono snack e bevande, insieme ad una marea di persone che si scattano selfies con la sempre meno visibile montagna colorata. Che dire…un vero peccato! Perché, e potete vederlo dalle foto, il paesaggio è davvero stupendo!


Inutile aggiungere che il progetto delle agenzie è quello di alzare il parcheggio ancora di più, e di aggiungere ancora più cavalli per la salita….

l’imprescindibile machupichu

Il giorno seguente lasciamo Cuzco di buon’ora e ci trasferiamo a Santa Maria, sempre nel dipartimento di Cuzco ma più a nord, verso Machupichu. Qui verremo ospitati per qualche giorno nella missione dell’Operazione Mato Grosso e con loro condivideremo esperienze belle e intense, come raccogliere caffè in una piantagione e pescare trote in un torrente d’alta quota..Clicca qui per leggere di questa piccola finestra di volontariato!
Abbiamo approfittato di questo appoggio a Santa Maria per visitare il Machupichu a costi un po’ più ridotti e ce l’abbiamo fatta! Un’escursione in giornata sfiancante ma soddisfacente! Partenza alle ore cinque del mattino – minibus fino a Santa Teresa (1 ora) – minibus fino a Idroelettrica (mezz’ora) – camminata fino al paesino di Aguas Calientes seguendo i binari del treno (8 km, due ore circa) – acquisto del biglietto d’entrata per il turno del pomeriggio – salita a piedi al sito (1 ora e mezza circa su scalini ripidi) – visita del sito (4 ore circa scarpinando su e giù) – ritorno a valle e ritorno a piedi a Idroelettrica (3 ore circa, di cui l’ultima ora al buio!) – autostop sul cassone di una jeep fino a Santa Teresa – taxi da Santa Teresa  a Santa Maria – arrivo in parrocchia alle 21 circa. Che camminata! Però che dire, ne vale ogni passo. E l’avvicinamento a piedi al sito te ne fa gustare ancora di più l’arrivo e la sua vista dall’alto che tanto hai già ammirato in fotografia e che, ovviamente, dal vivo è un’altra cosa! La gente si disperde nell’immensità del luogo e ciascuno può cercare di viversela con i tempi e i ritmo che crede.

  • Partenza a piedi da Idroelettrica